05
Lug
08

Hello world!

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02
Lug
08

Il gioco delle tre carte

Sim sala bim.
Ed il gioco è fatto.
Giulio Tremonti, il famoso fiscalista privato del nostro Presidente del Consiglio, ma anche, sembra, Ministro dell’Economia, ci da un altro saggio della sua infinita capacità nello spostare avanti le frontiere della finanza creativa.
Robin Hood Tax.
Così si sarebbe dovuta chiamare quella nobile tassa che, togliendo ai ricchi (gli antipatici petrolieri) per dare ai poveri (i cittadini cornuti e gabbati), avrebbe dovuto mostrare che anche il Pd(l) possiede un cuore ed un anima, a parte la furbizia e l’allergia alle aule di Giustizia che tutti vediamo.
Andando a scorrere i numeri, si vede come la tassa dovrebbe generare entrate aggiuntive per 5,45 miliardi di euro, di cui tuttavia soltanto 295 milioni (appena 5,4% del totale) per il cosiddetto “Fondo per i meno abbienti”, pensato dagli illusionisti di Arcore per alimentare misure quali la social card. I 295 milioni di euro fanno circa 5,2 euro a cittadino, così se la carta costerà 10 euro sarete costretti a mettere solo i 4,8 euro di differenza.
Ed il resto? Forse per il nuovo “Fondo per le veline”, che sembra il Messia di Arcore voglia approntare a favore delle numerose fanciulle di corte, ministre e non.
Ma siamo davvero sicuri che le compagnie petrolifere accetteranno la nuova tassa e non cercheranno piuttosto di rifarsi sui poveri consumatori?
A parte il parere dei discoli redattori di Oltreconfine, di cui giustamente potreste non fidarvi, che dicono orbene gli esperti? Secondo il Presidente della corte dei Conti Tullio Lazzaro “è concreto il rischio che la finalizzazione sociale della Robin Tax possa risultare molto limitata” arrivando nelle tasche dei cittadini alla fine poco o nulla. Anche secondo Tullio Lazzaro in effetti gli aggravi fiscali potrebbero tradursi in aumenti per i consumatori mentre per i meno abbienti andrebbero “meno di 300 milioni”. Altri soggetti potrebbero essere i lavoratori dei comparti interessati, che rischiano una riduzione dei salari, secondo ilSole24Ore.
E la carta sociale? “Si pone l’esigenza – osserva la Corte dei Conti – di evitare che i potenziali benefici dell’iniziativa non siano compromessi da elevati costi di gestione (ideazione, creazione, distribuzione e monitoraggio della carta acquisti). Per contro sarebbe necessario valutare come questa nuova iniziativa si collochi in un contesto in cui già sono operanti istituti a sostegno dei meno abbienti e strumenti di misurazione delle condizioni economiche”.
Insomma anche questa operazione, sbandierata a reti unificate dal governo esclusivamente come manovra per togliere dalle ricche compagnie petrolifere per dare ai meno abbienti, si scopre essere uno dei consueti provvedimenti arcoriani pirotecnici ma senza sostanza. Mentre il grosso del bottino finisce nelle casse dell’Erario.
Per fare cosa? Forse per ripianare i miliardi di euro di spese aggiuntive che si sono rese necessarie per finanziare il taglio dell’ICI (ai più ricchi)?
Misteri pidiellini che solo la storia potrà giudicare.
02
Lug
08

IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI

Devo a Titti Monteleone l’input per esprimere il mio pensiero su questi anni.
Oggi sul blog di Storace lei mi ha invitato ad andare a leggere un articolo apparso sul Corriere della sera di oggi, primo di luglio.
Alla Titti non faccio fatica a riconoscere grandi doti morali, il sentimento puro all’appartenenza ad una idea che per i giovani della sua generazione e’ stata un faro, una stella polare che ha orientato i loro destini, le loro vite, le loro incompiute speranze.
Per questo motivo ho eseguito il compito affidatomi, sono andato a comprare il giornale e ho letto di Ciavardini, di Merlino, delle loro vite che non potranno mai più essere “normali”.
Ma non è di loro, in quanto persone, che mi sento di parlare – al loro cospetto io appaio poco più che un poppante, neanche degno di lustrare le scarpe di chi ha fatto di una idea un tutt’uno con la propria vita.
Nel ‘68 ero in fasce e quindi niente di quei giorni mi può appartenere, ma questa e’ una analisi superficiale, perché noi siamo oggi ciò che i nostri padri sono stati ieri.
È un rimescolarsi continuo di destini e di incertezze, di vita e di morte, di paura e di amore.
Indagando quegli anni spesso mi sono sentito “un guardone”, un curioso, uno fuori posto, ma alla fine ha prevalso in me la convinzione che l’essere estraneo a quei momenti potesse regalarmi una distaccata lucidità critica, una più asettica capacita’ di analisi.
Di tutto questo non farò menzione qui, ora, nel caldo soffocante di una Roma immersa in una calura opprimente, stasera voglio parlare della FORZA.
Si, proprio lei, il motore immobile, la presenza oscura in grado di determinare la presa di coscienza di un popolo di giovani, di un popolo libero che per la prima volta prende consapevolezza della sua forza naturale e la volge a fini distruttivi pensando che dalle macerie potesse partire la ricostruzione di un nuovo ordine sociale.
Già E. Werner postulava “Il disordine come condizione dell’ordine nelle democrazie contemporanee” ma le mie riflessioni stasera sono un vestito buono per tutte le occasioni, vanno bene per gli estremisti rossi e per quelli neri.
Perché?
Mah, e’ legato al fatto che rossi e neri erano solo ragazzi spinti dalla medesima FORZA, dallo stesso spirito di cambiamento.
Rossi e neri erano fratelli in quei momenti ed hanno il torto marcio di non averlo capito li’, durante gli scontri, nella puzza di bruciato delle molotov, nel fragore delle camionette che accorrevano.
Non si sono dati piena e reciproca fiducia, non hanno riconosciuto compiutamente che il nemico non era l’altro colore politico ne’ il militare con la divisa che si trovavano dinanzi.Quei giovani hanno una sola colpa: l’ingenuità.
Attori inconsapevoli di un gioco mille e mille volte piu’ grande di loro, pedine di occulte manovre che sul loro sangue ha costruito l’impero del male, che oggi noi tutti viviamo.
Anna Mezzasoma nel suo libro “Budapest Roma Salò. Emozioni e ricorsi 1933-1945″ aveva già delineato un asse, una linea di unione di destini così diversi ma accomunati solo dalla giovane età e dal fato avverso.
Lo stato repubblicano, la dittatura “democratica”, aveva bisogno di nemici, aveva bisogno del sangue di vittime innocenti e di carnefici inconsapevoli.
Questi ragazzi sono stati usati, i loro ideali sono stati piegati e plasmati da ombre che si sono mosse sul confine del “probabile”, sul filo di un rasoio dove sono stati molti a tagliarsi.
Il libretto rosso di Mao, oggi appare come un souvenir per turisti, un libricino bocciato dalla storia e dal mondo, oggi ha un’aria innocente, inoffensiva, mentre ieri ha spinto sangue puro al martirio.
Piango chi è di destra e chi è di sinistra, dinanzi alla viltà di uno stato incolore e insapore tutto raggomitolato a difendere la ragione primigenia della sua stessa esistenza; non riesco e non voglio scegliere chi è il rosso e chi è il nero.
Sento l’odore acre del sangue, il silenzio di giovani innocenti, strumenti acerbi di antiche trame.
A questi ragazzi, ai vivi, ai morti, agli incarcerati, a coloro che ad oggi ancora soffrono l’iter di una giustizia terrena che vorrebbe dire – e non può, perché i meccanismi del giusto e dell’ingiusto del legale e dell’illegale non sono mai stati parte integrante di questo gioco – mi sento di dover dire comunque GRAZIE.
Per l’esempio, per il cameratismo, per le botte che avete preso anche in vece nostra, per il senso di libertà e di dignità che abbiamo imparato a respirare per tramite vostro.
A noi rimane la FORZA , la vostra forza, il dono morale della vostra gioventù, l’obbligo non scritto di fare meglio dei nostri padri, lo stimolo a creare una società dove gli innocenti non siano più condannati al silenzio.
Grazie Titti, di cuore.
Probabilmente questa sera si sarebbe confusa nell’oblio di tante altre notti ma, grazie a te ha un sapore speciale.
FORZA E ONORE.
01
Lug
08

Tutto in mese

Segue quest’oggi un altro brillantissimo contributo dal blog di Benny Calasanzio.
“Mai visto un innocente darsi così tanto da fare per farla franca” diceva qualche anno fa il filosofo Luttazzi. Mai vista così tanta gente mettere da parte tutto e dedicarsi anima e corpo per 30 giorni col fine unico di salvare un singolo multiprescritto dalla Giustizia. E’ una squadra che funziona meglio dei pompieri. Già all’indomani delle elezioni, al primo squillo del nuovo premier, tutti pronti per la nuova missione, con tuta ignifuga ed estintori alla schiuma espansa antigiudice.
E’ da questa azione corale che nel giro di un mese è partita una campagna di sterminio del sistema penale, della Costituzione, senza che nessuna delle bambole gonfiabili dell’opposizione facessero qualcosa. Solo Di Pietro ha avuto il coraggio di chiamare per nome Berlusconi, che infatti non ha replicato: “magnaccia”. Si dice abbia risposto sovrappensiero “si Tonino dimmi…”. Nel giro di un mese hanno infilato tre goal, ancora da convalidare, che stenderebbero pure la Spagna di Aragones. Bisogna dare atto però al porta borse di Berlusconi, Angelino Alfano, e al sicario morale, Niccolò Ghedini, che di fantasia ne hanno avuta.

Partiamo dall’inizio. Inserire nel “pacchetto sicurezza”, che magari uno sprovveduto pensa sia una cosa seria, una norma che bloccasse i processi per i reati commessi fino al giugno 2002, è stato un colpo di classe. Con la sicurezza non c’entra nulla, ma pare che la corruzione dell’avvocato Mills, da parte dello staff di Berlusconi sia stata perpetuata proprio in quel periodo. Anzi, dopo questa legge, è la conferma per gli inquirenti, smettete pure di indagare, ha confessato. Si calcola che verranno stoppati circa 100 mila processi. Centomila processi, centomila procedimenti per fermarne uno. Naturalmente il testo di questa barzelletta viola abbondantemente l’Articolo 111 della Costituzione (che pare essere ancora in vigore, almeno per qualche altra settimana), riguardo alla ragionevole durata del processo, e l’Articolo 3, sul principio dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. La norma sospende i processi per i reati con pene fino a dieci anni di reclusione. Che sono il 95% dei reati. Capite che buco stanno facendo per far passare il piccolo sorcio Berlusconi? Perfino il Csm ha detto, dopo aver chiesto scusa e sottovoce, che questa norma è palesemente anticostituzionale, e se lo dice il Csm, vuol dire che il buco è proprio grosso.
Passiamo al secondo goal, sempre ad opera dei due delegati del re. Limitare le intercettazioni. Qui nessuno scandalo. Lo aveva scritto nel suo programma elettorale: “limitazione dell’uso delle intercettazioni telefoniche e ambientali al contrasto dei reati più gravi; divieto della diffusione e della pubblicazione delle intercettazioni telefoniche ed ambientali, con pesanti sanzioni a carico di tutti coloro che concorrono alla diffusione e pubblicazione”. Detto fatto: carcere ai giornalisti, multe agli editori che le pubblicheranno; tutto inutile visto che la magistratura non potrà più farle, le intercettazioni, escluse per quei cinque-sei reati lasciati per scenografia.
Non c’eravamo ancora ripresi dal terribile uno-due di regime, che ci arriva un gancio destro da frattura della mandibola: immunità per le quattro alte cariche dello Stato, “a garanzia della governabilità del paese”. Anche qui, c’era una volta l’Articolo 3 della Costituzione che recitava: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali [...]”. Nel 2004 la Consulta bocciò un Ddl uguale a questo. Solo un bambino turbato e prepotente poteva pensare una simile porcata: i processi attivati contro una delle quattro alte cariche dello Stato dovranno essere sospesi automaticamente per riprendere a fine mandato, senza possibilità di nuova sospensione nel caso di rielezione dell’indagato alla stessa carica. E se l’indagato fosse eletto ad un’altra carica? La cosa più aberrante di tutte, è che questa immunità non è limitata ai reati perpetrati nell’esercizio delle funzioni parlamentari, che sarebbe già odiosa di per sé, ma a tutti i reati. Anche quelli colti nella flagranza. Se Berlusconi mi uccide, e lo fa in diretta televisiva, io muoio, se mi spara bene, e lui torna a Palazzo Chigi. Speriamo sbagli mira.

P.S. Vi ricordate alla vigilia delle elezioni quando Cristo Silvio Salvatore parlava della cordata italiana per salvare Alitalia? Praticamente aspettavamo solo di conoscere i nomi e l’offerta. Poi si scoprì che non c’era cordata nè corde, ma solo un bluff, uno di quelli a cui ci ha abituato il figlio del riciclatore di soldi mafiosi. Air France aveva presentato un programma di “salvataggio” in cui si prevedevano 2000 licenziamenti. “Inaudito” tuonarono gli alleati del figlio del ricilatore dei soldi mafiosi. Morale della favola: sparita Air France, sparita la cordata, nel nuovo piano per salvare Alitalia sono previsti 4000 licenziamenti. Ad maiora.

Benny Calasanzio Borsellino

28
Giu
08

Magistratura online

Vorrei introdurvi oggi ad un blog amministrato da magistrati per così dire “alternativi”. Si chiama Uguale per tutti ed è un blog dedicato al giurista come anche al cittadino comune.
In tempi in cui attaccare la magistratura è infatti diventato come sparare alla croce rossa (sia per ragioni obbiettive di inefficienza ma soprattutto per l’attacco mediatico congiunto che le viene dalla classe politica tutta), dimenticandoci tuttavia che la magistratura è solo uno dei tanti fallimentari microcosmi di cui si compone il fallimentare sistema Italia, la mia speranza è quella che si possa ricostruire un rapporto positivo con almeno una parte di un fondamentale istituto dello stato.
L’unico che potrebbe avere il potere e la forza di liberare il gabbato popolo italiano dai noti farabutti della Casta politica.

Il testo che segue è tratto dal blog di Benny Calasanzio Borsellino.

“In questi giorni abbiamo parlato spesso del Consiglio Superiore della Magistratura. Spero di non avervi offeso. Lo so, è un argomento hard, vietato ai minori di 18 anni. Ma in questi giorni sono stato costretto a fare paragoni tra teatrini istituzionali e istituzioni credibili, e il CSM ha sempre occupato il primo termine di paragone. Adesso sono moralmente obbligato a tirare su la media qualitativa del blog. Basta parlare di Vacca e colleghi. Parliamo di cose serie.
Quasi un anno fa un gruppo di magistrati decide di aprire un blog. Magistrati accomunati da un difetto: lavorare troppo, fare in eccesso, e guarda caso, tutti in rotta con le associazioni tradizionali. Due di loro, che ricevevano regolarmente la mailing list di Magistratura Democratica, sono stati rimossi dall’elenco. Tiè, così imparano a navigare.
Chiamano il blog “Uguale per tutti”. Forse si riferiscono alla Legge, forse al diritto di opinione che ai magistrati sembra “vietato”. Lo aprono aspettandosi una cinquantina di visite al giorno, soprattutto degli addetti ai lavori. Nemmeno il più ottimista di loro poteva immaginare però che dopo un anno avrebbero ricevuto quotidianamente almeno 700 visite uniche, che sempre più spesso sforano le mille. I quattro “audaci fondatori” sono nomi noti dell’ambiente giudiziario, per una volta in positivo. Felice Lima, magistrato a Catania, Bruno Tinti, procuratore aggiunto di Torino (autore di Toghe Rotte), Stefania Barbagallo, pubblico ministero al Tribunale dei minori di Catania e Stefano Racheli, sostituto procuratore generale a Roma. Ogni giorno pubblicano almeno un post, molto spesso danno spazio ai contributi esterni.
Come si può spiegare un simile successo? La risposta è molto semplice, ed è che i loro scritti, i loro appunti ed i loro comunicati vengono letti e attesi non solo da altri magistrati, ma anche e soprattutto dalla gente “comune”, che ormai vede quel blog come “traduttore” dei fatti giudiziari, come un punto di riferimento attendibile e professionale ma che parla in “italiano”. Felice Lima e Bruno Tinti in particolare sono stati tra i più fermi difensori di Luigi De Magistris e Clementina Forleo, e sono stati anche tra i pochi che fin dall’inizio a dire che erano vicende fondate sul nulla e che i due giovani magistrati stavano pagando l’aver scavato dove non dovevano. Ma lo fanno per difendere il sistema giustizia, non due persone.
Ogni post riceve almeno una ventina di commenti, anche da gente che nulla sa della giustizia e degli ordinamenti, ma che grazie a questi quattro magistrati riesce a capire, a formarsi una propria opinione. E forse è questo che da fastidio agli illustri colleghi. Anche chi li detesta deve però ammettere che il loro è stato un esperimento riuscito, e che sempre più spesso la gente premia il giudice che scende per strada, che scende al livello dei “civili” per parlare, per confrontarsi, senza per questo venir meno ai propri doveri e alla propria credibilità. E non è un caso se a perdere credibilità siano stati al contrario quei magistrati che si ammantano della “carica”, che dispensano opinioni a monosillabi e che quando si tratta di avere un rapporto alla pari con la gente si negano infastiditi. Lo spirito del blog è perfettamente riassunto nella loro presentazione:

Questo blog è promosso da magistrati che intendono parlare sia alla società civile che ai loro colleghi. E’ promosso da magistrati che non si attribuiscono qualità superiori a quelle dei tanti loro colleghi che quotidianamente si spendono senza riserve, con un’abnegazione che in nessun modo viene apprezzata e men che meno ricompensata, ma che credono che per affrontare in maniera nuova e diversa i gravi problemi che affliggono la giustizia non si possa aspettare che a cambiare siano “gli altri”, ma, mentre si invoca dagli altri questo cambiamento, si deve essere pronti ad offrirlo e seriamente noi stessi.

Benny Calasanzio Borsellino

27
Giu
08

LETTERA A SOFIA

“Carneade! Chi era costui?”
Immagino che la manzoniana domanda si stia aggirando nelle vostre teste.
Sofia è una giovane militante di destra, i suoi quindici anni sono il nostro futuro, sono il nostro specchio, sono la nostra linfa.
Quindici anni che portano una ragazzina ad interessarsi di politica militante, una politica “difficile” in un partito dove non si parla di veline o di miss Italia, un covo di anime nere, con cupi anni di lotta portati sulla pelle con dignità e onore.
Sofia sale sulle spalle di noi tutti e vuole arrivare a vedere il mondo.
Attenta ascolta le parole dei vecchi militanti e mi piace immaginarla con i gomiti appoggiati alla scrivania e l’aria sognante.
La sua mente usa le nostre parole per disegnare un mondo, per tracciare linee sottili che determinino in modo netto, il bianco e il nero, il bene e il male, la verità e le bugie.
Come tutti i cuori giovani, l’onesta’, il rigore morale, l’innocenza sono i suoi pennarelli, sono i suoi tratti distintivi, sono gli strumenti della sua stessa vita.
Ella si forma così un suo quadro ben preciso, sociale, politico e umano; conosce e condivide valori che sente visceralmente integri e solidi, abbraccia con tutto l’ardore che può il senso innato della giustizia e della verità.
Sofia si fida.
Pone la sua fiducia nelle mani di quegli uomini che sventolano le bandiere più nobili e pure che l’animo umano possa immaginare: Dio, Patria, Famiglia!
È contenta, felice d’aver fatto la sua scelta, impara a conoscere il divenire delle cose, comprende che la destra è prima di tutto uno stato dell’anima e poi diventa militanza politica.
Durante le elezioni grida a squarciagola le sue idee, i suoi slogan, i nostri slogan, si sente partecipe di un tumulto interiore che vuole liberare il suo paese dall’inganno e dai soprusi.Vuole inseguire la chimera imprendibile dei suoi sogni che sono da sempre anche i nostri.
S’agita, s’infervora, spende tutta se stessa e la sera, quando si lascia cadere sul letto, gode, sfinita, della felicita’ di stare dalla “parte giusta”.
Poi il turbine elettorale passa, le acque si chetano e tutto inizia a mutare in modo sotterraneo e viscido.
All’inizio non lo comprende, non ne ha esperienza, ma sente a pelle che qualcosa non quadra, che i suoi semplici conti non tornano .
Si guarda le mani e prova a ricomporre i pezzi del suo puzzle… ma non ci riesce più: allora alza lo sguardo e cerca i visi che l’avevano circondata, che l’avevano ammaliata con proclami arditi e motti pungenti.
Non trova più quelle facce, non incrocia più quegli sguardi: s’accorge, d’un tratto, che quei “guerrieri” dalle lucide armature, si sono trasformati in ometti “grigi e bigi”, sempre trafelati nel rincorrere e brigare per soddisfare il bisogno di potere.
Comprende, la piccola, che quello cui ha assistito, e che pensava fosse una ragione di vita o di morte, altro non era che uno spettacolo teatrale fatto da pochi attori e da molti mestieranti di terz’ordine.
Ha le lacrime agli occhi, nulla più gli e’ chiaro, straccia gli amati disegni che avevano colorato i suoi sogni di militante e, confusa, rivolge ai militanti le sue domande.
Sono interrogativi pesanti, pesantissimi, che nella loro indifesa semplicità sono in grado di sovvertire le coscienze e di appiccare il fuoco della rivoluzione.
Noi tutti dobbiamo dare a Sofia le risposte che ella chiede e che merita, noi tutti abbiamo il dovere morale di svestire i panni della superbia e fare penitenza.
Sentirsi dire da una ragazzina “ma chi siete, cosa siete diventati?” deve essere la scossa ad alto voltaggio per le nostre anime, lo stimolo in grado di riaffermare, col pugnale tra i denti, la nostra identità di uomini di destra o di ridurci in cenere ab eterno.
Noi non siamo mercanti, non siamo fidi scudieri di nessuno, delle gerarchie ce ne freghiamo, l’ordine costituito è sempre un buon motivo per rovesciarlo quando diventa una orrida monarchia che stritola l’uomo e lo rende simile alla bestia che sa vivere solo di denaro e presenze in TV.
Noi riaffermiamo “l’UOMO” quale elemento centrale del nostro pensiero, che dal ceto più basso a quello più alto abbia sempre le medesime opportunità e l’unico fine di migliorarsi.
Noi non ci lasciamo comprare e non siamo in vendita, piuttosto lasciamo il sangue sulla strada, ci immoliamo con orgoglio davanti ad un nemico cento, mille volte più numeroso ma non pieghiamo la schiena per vigliacca convenienza.
Ad Orvieto troverai leoni cara Sofia, leoni che ce la metteranno tutta per tornare a renderti orgogliosamente di destra!
Di questa destra, l’unica destra che conosciamo e che reputiamo tale: la destra dei guerrieri e non degli omuncoli. Decreteremo la fine dell’incertezza e degli inciuci, spediremo al mittente tutte le profferte di riconoscimenti ed onori effimeri.
L’unico nostro onore sarà nel riconsegnare a te e a tutti coloro che CREDONO, il simbolo eterno della fiamma purificata e mondata dal fango con il quale esseri spregevoli, per la loro vanità personale, hanno provato a insozzarla. Sofia, questa e’ la nostra promessa, questa e’ la speranza di noi tutti !
Forza e onore!
26
Giu
08

Il diritto di sapere

Oggi, venerdì 27 giugno, il settimanale L’Espresso pubblica il testo di una conversazione telefonica tra Silvio Berlusconi e il direttore di “Rai Fiction” Agostino Saccà avvenuta il 12 settembre 2007. Nella seconda parte della conversazione, pubblicata dal settimanale in edicola e sul sito internet, il Cavaliere parla dell’attrice Antonella Troise.
Dapprima mi era sembrato non corretto pubblicare il testo di questa intercettazione, non potendovi riscontrare alcuna rilevanza penale in essa.
Ma un altro genere di considerazioni, e cioè la valenza morale della stessa mi spinge ora a mostrarne il testo anche su questo blog:

Ber: Punto secondo, quella pazza della Antonella Troise…
Sac: Sì.
Ber: Si è messa in testa che io la odio…
Sac: Sì.
Ber: Che io ho bloccato la sua carriera artistica..
S
ac: Ma…
Ber: È andata a dire delle cose pazzesche in giro… Ti chiedo questa cortesia, di farle una telefonata…
Sac: La chiamo…
B
er: E di dire: guarda che e, e, e… fissare un appuntamento, non lo so, dire che c’è qualche cosa, e di dire che io ti ho tolto la tranquillità perché sono un po’ di settimane che continuo a dirti: io devo far lavorare la Troise…
S
ac: Va bene, la chiamo, la convoco…
B
er: Scusa, dille, sottolinea il mio ruolo attivo…
S
ac: Va bene.
Ber: Perché io continuo a dirglielo, ma lei dice pensa che io le sia di ostacolo addirittura, che è una cosa folle, io non sono mai stato di ostacolo a nessuno in vita mia in nessun campo… va bene, però è pazza e, quindi…
S
ac: Sì.
B
er: Fammi questa cortesia perché sta diventando pericolosa.
S
ac: Va bene…

Il punto a cui volevo arrivare è che non sta scritto da nessuna parte che i cittadini debbano venire a conoscenza dei soli fatti che hanno una rilevanza penale, e che sarebbe utile e, secondo me, anche auspicabile che anche semplicemente fatti moralmente rilevanti vengano portati a conoscenza della cittadinanza.
Questo in modo che sia possibile il controllo democratico della classe dirigente, concetto ben radicato nei lontani Stati Uniti, ove una limitazione della libertà di stampa come quella allo studio del Parlamento italiano sarebbe impensabile.
In poche parole, non è forse interesse dei cittadini venire a conoscenza anche di particolari moralmente rilevanti come quelli per esempio contenuti nell’intercettazione sopra pubblicata? Non è interesse del cittadino sapere quale possa essere la natura del Berlusconi vero fuori della artificiosità delle comunicazioni televisive preconfezionate?
Non coincide in questo caso il diritto di sapere con l’interesse della Nazione?
Non possiamo noi, popolo italiano, pretendere dai nostri dipendenti, la classe politica, che la loro vita privata sia, come quella pubblica, limpida e trasparente come il vetro?
Sempre partendo dalla supposizione che il fine della classe politica sia quello di servire il popolo, e non viceversa.

25
Giu
08

E siamo alle solite…

Propongo oggi il seguente articolo di Massimo Fini uscito su Il Gazzettino il 20/06/08.

“E siamo alle solite. Il governo si è insediato da nemmeno due mesi che già Berlusconi propone e impone la consueta legge “ad personam”, fatta su misura per salvarlo da quelli che vengono pudicamente chiamati i suoi “guai giudiziari”. È un dejavù. Ma questa volta la legge è talmente scombicchierata, sconclusionata, assurda, irragionevole, irrazionale, spudorata e, soprattutto, devastante per l’intero ordinamento giudiziario e per il convivere civile che si stenta a credere che due senatori abbiano osato proporla, un governo e un ministro della Giustizia l’abbiano fatta propria, una maggioranza l’abbia sostenuta e un Parlamento l’abbia approvata. Perché è una legge che non si è mai vista nè nel Primo né nel Terzo Mondo e nemmeno all’altro mondo. Perché non sta né in cielo né in terra.
Dunque, un emendamento inserito in un decreto che prende il nome, divenuto quanto mai beffardo, di “decreto sicurezza”, statuisce la sospensione dei processi in corso che riguardano reati commessi prima del 30 giugno 2002 e che prevedono una pena non superiore ai dieci anni di carcere. Un ulteriore emendamento intima ai magistrati di dare priorità, anche per il presente e il futuro, ai reati che hanno una pena edittale superiore ai dieci anni. La “ratio” di questi emendamenti è di “dare priorità ai reati che destano maggior allarme sociale”. Perché non destano “allarme sociale” le rapine, i sequestri di persona, le estorsioni, gli stupri, le violenze sessuali, la bancarotta fraudolenta, la concussione, la corruzione, la corruzione di magistrati che non sono che una parte di quelli che rientrano nella norma che prevede la sospensione dei rispettivi processi e per alcuni dei quali la stessa maggioranza non fa che invocare la “tolleranza zero”? E non desta “allarme sociale” che un presidente del Consiglio abbia potuto corrompere un testimone, in due distinti processi, pagandogli 600 mila dollari perché mentisse, è esattamente il reato per cui l’onorevole Berlusconi è sotto processo davanti al Tribunale di Milano, e che rientra naturalmente fra quelli che verranno sospesi (reato attribuito al premier è, guarda caso, del febbraio 2001), e per il quale è stato organizzato tutto questo incredibile baradan? Senza contare che tutto ciò dilata ulteriormente i già lunghissimi tempi della giustizia italiana di cui tutti, a parole, lamentano, e che ne sono il vero cancro. E senza nemmeno mettere in conto che queste norme inaudite violano almeno tre principi fondamentali del nostro ordinamento, costituzionalmente garantiti: l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, l’indipendenza della Magistratura, l’obbligatorietà dell’azione penale. E che indicazioni ne trarranno, per il presente e per il futuro, i rapinatori, gli stupratori, gli scippatori, i topi d’appartamento, i bancarottieri, i concussori, i corruttori?

Un intero ordinamento giuridico viene scardinato a pro di una singola persona. Norme del genere avrebbero innescato una rivoluzione non dico in un qualsiasi Paese liberaldemocratico e occidentale, ma nel Burundi, nel Burkina Faso, nel Benin. E invece da noi stanno per passare tranquillamente salvo qualche ammoina dell’opposizione il cui leader, Walter Veltroni, ha affermato che “è stata strappata la tela del dialogo”. Qui ciò che è stato strappato, anzi stracciato, è il diritto che riguarda tutta la comunità e non il rapporto con l’opposizione di cui potremmo anche fregarcene. Così come la questione non riguarda lo scontro fra Esecutivo e Magistratura. Riguarda noi tutti.

Che fare? Forse sarebbe stato meglio dar retta a un modesto suggerimento che mi permettevo di dare sul Tempo di Roma (che non è esattamente un quotidiano di sinistra) a metà degli anni ‘90, quando Berlusconi cominciò la sua devastante campagna contro la Magistratura italiana. E cioè, varare una norma del tutto speciale, sulla falsariga delle “Disposizioni transitorie e finali” che stanno in coda alla nostra Costituzione, e che recitasse, più o meno, così: “Silvio Berlusconi , i suoi discendenti, le sue consorti, i suoi consanguinei e tutti i membri, a qualsiasi titolo, della Casa di Arcore sono dispensati, per il passato, il presente e il futuro, dall’obbligo del rispetto delle leggi penali”. Ci saremmo perlomeno risparmiati lo scempio di questi giorni.”

Massimo Fini

24
Giu
08

La fine di un’inganno

L’Eurostat ha pubblicato oggi i valori del prodotto interno lordo pro-capite misurato in standard di potere d’acquisto per l’Italia e la Spagna per l’anno 2007.
Il dato negativo allora contestato dal governo Prodi del 2006 non migliora, anzi il divario cresce ulteriormente: la Spagna si attesta su quota 107 mentre l’Italia scende a quota 101.
Ma è il dato in funzione del tempo e valutato negli ultimi 10 anni che rivela una preoccupante tendenza che i governi passati hanno bene provveduto a nascondere alla gente.
È questo il dato di un paese in costante impoverimento materiale (e morale ovviamente, essendo questo sotto gli occhi di tutti) e direi, citando il bel libro di Stella/Rizzo, quasi alla “deriva”.
Ad una più attenta disamina il grafico rivela anzi un andamento abbastanza lineare del calo di pil pro capite, il tutto apparentemente non influenzato dai governi di centro-destra e centro-sinistra che si succedono nel periodo in questione. Si può forse rilevare un picco nel 2001 in corrispondenza dell’attacco terroristico alle Torri gemelle. L’importanza in scala macroeconomica dell’evento è però smentita dal dato spagnolo, visto che l’economia spagnola sembra quasi procedere indisturbata nella sua via ascensionale. Questo perché un’economia virtuosa non è bloccata tanto da fenomeni terroristici (addirittura nemmeno l’effetto degli attentati di Madrid è rilevabile dal grafico soagnolo) quanto più da problemi di genere strutturale. Che sono quelli italiani.
Corruzione, criminalità, investimenti esteri, produttività nel lavoro, competitività internazionale, lottizzazione politica, gerontocrazia della classe dirigente, burocrazia, infrastrutture, per citarne alcuni. Tutti parametri in cui siamo i campioni in negativo.
In poche parole il dato conferma la nostra analisi politica che la crisi italiana corrisponde ad un declino strutturale e politico di lungo periodo che non ha un colpevole specifico. Perché se è vero che il centro-destra, una volta al governo, si è più preoccupato di risolvere i propri problemi giudiziari e fiscali con un impatto per il popolo desumibile dal grafico, anche il centro-sinistra non si è certo impegnato, una volta al governo, a risolvere il conflitto di interessi ed a regolamentare il settore radiotelevisivo come ci si sarebbe potuti attendere da un’opposizione andata al governo.
Ed infatti è questa la caratteristica peculiare della Casta politica: due grandi blocchi divisi in televisione e nei proclami pubblici, ma uniti nei salotti e nelle stanze del Palazzo.
Il risultato per il cittadino? Lo si può ben leggere nel grafico.
È ora che cali definitivamente il sipario su questa che è stata la grande menzogna degli ultimi 15 anni.
Così iniziò, ancora me lo ricordo; con quel vecchia promessa berlusconiana del milione di posti di lavoro. Furono quella speranza e quella promessa di benessere e libertà che il berlusconismo adoperò per blandire ed addormentare il popolo italiano.
Ma un giorno gli italiani si sveglieranno. E si accorgeranno di essere più poveri di prima.
23
Giu
08

Legalità, giustizialismo….ed altro

Audizione di Emilio Pellicani in “Commissione P2″(24 febbraio 1983 Volume III, Tomo XX, pagg. 414, 415, 416)
Massimo Teodori — Per quanto riguarda il dottor Corona, lei parla ad un certo punto del suo memoriale di compensi elettorali: vuole specificare da chi ha avuto queste notizie, di che cosa si tratta e di quale periodo?
Pellicani — II periodo in cui Corona inizia a prendere dei soldi da Carboni parte dal 1980, quando lui era ancora presidente della Regione sarda. In quella occasione credo che lui abbia avuto da parte di Carboni dei finanziamenti provenienti dal gruppo Berlusconi per l’operazione Olbia 2.
Massimo Teodori — Provenienti, scusi?
Pellicani — Dal gruppo Berlusconi, Silvio Berlusconi, Edilnord.
Massimo Teodori — Dal progetto Olbia 2?
Pellicani — Da Olbia 2. In quell’occasione Carboni mi disse di aver già bonificato a varie persone della Sardegna, tra cui l’onorevole Corona, per circa 380 milioni di cui 200 dati all’onorevole Corona ed altri ad altre persone.
Massimo Teodori — Quindi è Carboni che lei ha detto di aver… lei non ha seguito queste pratiche in proprio?
Pellicani — No.
Massimo Teodori — È una notizia che lei ha da Carboni.
Pellicani — Io so perché ci furono addebitati 500 milioni che furono portati da Fedele Confalonieri tutti in contanti a Cagliari mentre Carboni, Berlusconi e Corona erano a Cagliari.
Massimo Teodori — Cioè, furono portati 500 milioni in contanti?
Pellicani — 500 milioni in contanti.
Massimo Teodori — Quante valigie occupano 500 milioni in contanti? E una dimensione che io non conosco.
Pellicani — Una valigetta ventiquattr’ore.
Massimo Teodori — Furono portati a Cagliari dove c’erano…? Può ripetere?
Pellicani — Dove c’erano Silvio Berlusconi, Flavio Carboni ed Armando Corona. Però i soldi non furono consegnati tutti; Carboni disse che aveva consegnato tutti i soldi, mentre in realtà, in quell’occasione, credo abbia distribuito 280 milioni e di questa distribuzione vi è traccia sempre nei documenti dati alla magistratura.
Beppe Niccolai da Rosso e Nero dal “secolo d’Italia” del 30 luglio 1982:
“..non contestiamo la libertà di fare i miliardi, buttandosi in politica, in pochi anni. Per carità! Solo ci dovrebbe essere un dovere tassativo: quando si fanno i miliardi, specie velocemente, per se e per i potenti di cui si è portaborse, si deve dichiarare la ricetta, grazie alla quale si è divenuti miliardari. Altrimenti il … gioco non torna.”

Non solo non si dichiarano le origini delle proprie fortune.
Si cerca pure di evitare un chiarimento giudiziario, su presunti fatti , che rivestono rilevanza penale.
Con leggi ad personam.
Fatte queste debite premesse, occorre dire che purtroppo, si risponde all’iniziativa del presidente operaio con bandana con atteggiamenti che, partendo da una posizione di difesa della legalità, sfociano poi nel giustizialismo.
Gran brutta bestia quest’ultimo.
Ancor più brutto quando a tirar le fila sono ex magistrati che sguazzano in politica.
Si è proprio vero. Sembra di vivere in una repubblica bananiera.
Da una parte il caudillo che si fa gli affari suoi con i soldi nostri. Manda l’esercito nelle strade e la polizia a manganellare la popolazione che chiede garanzie per la propria salute. Ogni giorno annuncia programmi ed interventi come spot pubblicitari, immancabilmente smentiti il di seguente.
Dall’altra c’è chi crede di trovare una soluzione giudiziaria a problemi politici. Soluzione di parte, è ovvio.
E fino a qui è lo scontro tra due caste. Ben consolidate.

Il vero problema è quando il cittadino comune rimane invischiato in questi ingranaggi. Allora nessuna vestale della legalità si straccia le vesti. Nessun girotondo è previsto. Nessuna copia della costituzione viene agitata. La cosa non fa notizia.


Eppure c’è una sentenza della Cassazione penale che dovrebbe fare riflettere. La quale ci ricorda che “… la sentenza di non luogo a procedere ………. rimane prevalentemente una sentenza di natura processuale e non di merito, finalizzata ad evitare i dibattimenti inutili e non ad accertare se l’imputato è colpevole o innocente. Ne deriva che il parametro di valutazione del giudice, cui è imposto di adottare la sentenza di non luogo a procedere non è l’innocenza dell’imputato ma l’impossibilità di sostenere l’accusa in giudizio…”

Sezione IV, sentenza 16 gennaio-14 marzo 2008 n.11335


In sostanza si evidenzia che esiste una casistica in cui l’azione d’indagine è carta straccia.

Che chiaramente è costata tempo, denaro….e magari carcerazione. Tutto materiale inservibile in un dibattimento.

Ebbene vorremmo che questi paladini della legalità ci dicessero cosa ne dobbiamo fare di quei magistrati che hanno portato avanti tali inchieste.
Non con spirito giustizialista. Non è richiesto.
Basterebbe nel rispetto di quel principio che afferma che tutti siamo uguali di fronte alla legge.

Ecco perché ci disturba assai questo spirito giacobino.

Forse per ora è meglio un presunto colpevole in libertà che un innocente in galera.

In attesa di una soluzione.
Che la politica non può farci attendere ulteriormente.




rrrrrrrrrrrrrrrr,,,,,,,,, rrr rrrr r r
Basta! Parlamento pulito

 

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