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Hello world!
Il gioco delle tre carte
Sim sala bim.Ed il gioco è fatto.
Giulio Tremonti, il famoso fiscalista privato del nostro Presidente del Consiglio, ma anche, sembra, Ministro dell’Economia, ci da un altro saggio della sua infinita capacità nello spostare avanti le frontiere della finanza creativa.
Robin Hood Tax.
Così si sarebbe dovuta chiamare quella nobile tassa che, togliendo ai ricchi (gli antipatici petrolieri) per dare ai poveri (i cittadini cornuti e gabbati), avrebbe dovuto mostrare che anche il Pd(l) possiede un cuore ed un anima, a parte la furbizia e l’allergia alle aule di Giustizia che tutti vediamo.
Andando a scorrere i numeri, si vede come la tassa dovrebbe generare entrate aggiuntive per 5,45 miliardi di euro, di cui tuttavia soltanto 295 milioni (appena 5,4% del totale) per il cosiddetto “Fondo per i meno abbienti”, pensato dagli illusionisti di Arcore per alimentare misure quali la social card. I 295 milioni di euro fanno circa 5,2 euro a cittadino, così se la carta costerà 10 euro sarete costretti a mettere solo i 4,8 euro di differenza.
Ed il resto? Forse per il nuovo “Fondo per le veline”, che sembra il Messia di Arcore voglia approntare a favore delle numerose fanciulle di corte, ministre e non.
Ma siamo davvero sicuri che le compagnie petrolifere accetteranno la nuova tassa e non cercheranno piuttosto di rifarsi sui poveri consumatori?
A parte il parere dei discoli redattori di Oltreconfine, di cui giustamente potreste non fidarvi, che dicono orbene gli esperti? Secondo il Presidente della corte dei Conti Tullio Lazzaro “è concreto il rischio che la finalizzazione sociale della Robin Tax possa risultare molto limitata” arrivando nelle tasche dei cittadini alla fine poco o nulla. Anche secondo Tullio Lazzaro in effetti gli aggravi fiscali potrebbero tradursi in aumenti per i consumatori mentre per i meno abbienti andrebbero “meno di 300 milioni”. Altri soggetti potrebbero essere i lavoratori dei comparti interessati, che rischiano una riduzione dei salari, secondo ilSole24Ore.
E la carta sociale? “Si pone l’esigenza – osserva la Corte dei Conti – di evitare che i potenziali benefici dell’iniziativa non siano compromessi da elevati costi di gestione (ideazione, creazione, distribuzione e monitoraggio della carta acquisti). Per contro sarebbe necessario valutare come questa nuova iniziativa si collochi in un contesto in cui già sono operanti istituti a sostegno dei meno abbienti e strumenti di misurazione delle condizioni economiche”.
Insomma anche questa operazione, sbandierata a reti unificate dal governo esclusivamente come manovra per togliere dalle ricche compagnie petrolifere per dare ai meno abbienti, si scopre essere uno dei consueti provvedimenti arcoriani pirotecnici ma senza sostanza. Mentre il grosso del bottino finisce nelle casse dell’Erario.
Per fare cosa? Forse per ripianare i miliardi di euro di spese aggiuntive che si sono rese necessarie per finanziare il taglio dell’ICI (ai più ricchi)?
Misteri pidiellini che solo la storia potrà giudicare.
IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI
Tutto in mese
Segue quest’oggi un altro brillantissimo contributo dal blog di Benny Calasanzio.E’ da questa azione corale che nel giro di un mese è partita una campagna di sterminio del sistema penale, della Costituzione, senza che nessuna delle bambole gonfiabili dell’opposizione facessero qualcosa. Solo Di Pietro ha avuto il coraggio di chiamare per nome Berlusconi, che infatti non ha replicato: “magnaccia”. Si dice abbia risposto sovrappensiero “si Tonino dimmi…”. Nel giro di un mese hanno infilato tre goal, ancora da convalidare, che stenderebbero pure la Spagna di Aragones. Bisogna dare atto però al porta borse di Berlusconi, Angelino Alfano, e al sicario morale, Niccolò Ghedini, che di fantasia ne hanno avuta.
Partiamo dall’inizio. Inserire nel “pacchetto sicurezza”, che magari uno sprovveduto pensa sia una cosa seria, una norma che bloccasse i processi per i reati commessi fino al giugno 2002, è stato un colpo di classe. Con la sicurezza non c’entra nulla, ma pare che la corruzione dell’avvocato Mills, da parte dello staff di Berlusconi sia stata perpetuata proprio in quel periodo. Anzi, dopo questa legge, è la conferma per gli inquirenti, smettete pure di indagare, ha confessato. Si calcola che verranno stoppati circa 100 mila processi. Centomila processi, centomila procedimenti per fermarne uno. Naturalmente il testo di questa barzelletta viola abbondantemente l’Articolo 111 della Costituzione (che pare essere ancora in vigore, almeno per qualche altra settimana), riguardo alla ragionevole durata del processo, e l’Articolo 3, sul principio dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. La norma sospende i processi per i reati con pene fino a dieci anni di reclusione. Che sono il 95% dei reati. Capite che buco stanno facendo per far passare il piccolo sorcio Berlusconi? Perfino il Csm ha detto, dopo aver chiesto scusa e sottovoce, che questa norma è palesemente anticostituzionale, e se lo dice il Csm, vuol dire che il buco è proprio grosso.
Passiamo al secondo goal, sempre ad opera dei due delegati del re. Limitare le intercettazioni. Qui nessuno scandalo. Lo aveva scritto nel suo programma elettorale: “limitazione dell’uso delle intercettazioni telefoniche e ambientali al contrasto dei reati più gravi; divieto della diffusione e della pubblicazione delle intercettazioni telefoniche ed ambientali, con pesanti sanzioni a carico di tutti coloro che concorrono alla diffusione e pubblicazione”. Detto fatto: carcere ai giornalisti, multe agli editori che le pubblicheranno; tutto inutile visto che la magistratura non potrà più farle, le intercettazioni, escluse per quei cinque-sei reati lasciati per scenografia.
Non c’eravamo ancora ripresi dal terribile uno-due di regime, che ci arriva un gancio destro da frattura della mandibola: immunità per le quattro alte cariche dello Stato, “a garanzia della governabilità del paese”. Anche qui, c’era una volta l’Articolo 3 della Costituzione che recitava: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali [...]”. Nel 2004 la Consulta bocciò un Ddl uguale a questo. Solo un bambino turbato e prepotente poteva pensare una simile porcata: i processi attivati contro una delle quattro alte cariche dello Stato dovranno essere sospesi automaticamente per riprendere a fine mandato, senza possibilità di nuova sospensione nel caso di rielezione dell’indagato alla stessa carica. E se l’indagato fosse eletto ad un’altra carica? La cosa più aberrante di tutte, è che questa immunità non è limitata ai reati perpetrati nell’esercizio delle funzioni parlamentari, che sarebbe già odiosa di per sé, ma a tutti i reati. Anche quelli colti nella flagranza. Se Berlusconi mi uccide, e lo fa in diretta televisiva, io muoio, se mi spara bene, e lui torna a Palazzo Chigi. Speriamo sbagli mira.
P.S. Vi ricordate alla vigilia delle elezioni quando Cristo Silvio Salvatore parlava della cordata italiana per salvare Alitalia? Praticamente aspettavamo solo di conoscere i nomi e l’offerta. Poi si scoprì che non c’era cordata nè corde, ma solo un bluff, uno di quelli a cui ci ha abituato il figlio del riciclatore di soldi mafiosi. Air France aveva presentato un programma di “salvataggio” in cui si prevedevano 2000 licenziamenti. “Inaudito” tuonarono gli alleati del figlio del ricilatore dei soldi mafiosi. Morale della favola: sparita Air France, sparita la cordata, nel nuovo piano per salvare Alitalia sono previsti 4000 licenziamenti. Ad maiora.
Benny Calasanzio Borsellino
Magistratura online
In tempi in cui attaccare la magistratura è infatti diventato come sparare alla croce rossa (sia per ragioni obbiettive di inefficienza ma soprattutto per l’attacco mediatico congiunto che le viene dalla classe politica tutta), dimenticandoci tuttavia che la magistratura è solo uno dei tanti fallimentari microcosmi di cui si compone il fallimentare sistema Italia, la mia speranza è quella che si possa ricostruire un rapporto positivo con almeno una parte di un fondamentale istituto dello stato.
L’unico che potrebbe avere il potere e la forza di liberare il gabbato popolo italiano dai noti farabutti della Casta politica.
Il testo che segue è tratto dal blog di Benny Calasanzio Borsellino.
Chiamano il blog “Uguale per tutti”. Forse si riferiscono alla Legge, forse al diritto di opinione che ai magistrati sembra “vietato”. Lo aprono aspettandosi una cinquantina di visite al giorno, soprattutto degli addetti ai lavori. Nemmeno il più ottimista di loro poteva immaginare però che dopo un anno avrebbero ricevuto quotidianamente almeno 700 visite uniche, che sempre più spesso sforano le mille. I quattro “audaci fondatori” sono nomi noti dell’ambiente giudiziario, per una volta in positivo. Felice Lima, magistrato a Catania, Bruno Tinti, procuratore aggiunto di Torino (autore di Toghe Rotte), Stefania Barbagallo, pubblico ministero al Tribunale dei minori di Catania e Stefano Racheli, sostituto procuratore generale a Roma. Ogni giorno pubblicano almeno un post, molto spesso danno spazio ai contributi esterni.
Come si può spiegare un simile successo? La risposta è molto semplice, ed è che i loro scritti, i loro appunti ed i loro comunicati vengono letti e attesi non solo da altri magistrati, ma anche e soprattutto dalla gente “comune”, che ormai vede quel blog come “traduttore” dei fatti giudiziari, come un punto di riferimento attendibile e professionale ma che parla in “italiano”. Felice Lima e Bruno Tinti in particolare sono stati tra i più fermi difensori di Luigi De Magistris e Clementina Forleo, e sono stati anche tra i pochi che fin dall’inizio a dire che erano vicende fondate sul nulla e che i due giovani magistrati stavano pagando l’aver scavato dove non dovevano. Ma lo fanno per difendere il sistema giustizia, non due persone.
Ogni post riceve almeno una ventina di commenti, anche da gente che nulla sa della giustizia e degli ordinamenti, ma che grazie a questi quattro magistrati riesce a capire, a formarsi una propria opinione. E forse è questo che da fastidio agli illustri colleghi. Anche chi li detesta deve però ammettere che il loro è stato un esperimento riuscito, e che sempre più spesso la gente premia il giudice che scende per strada, che scende al livello dei “civili” per parlare, per confrontarsi, senza per questo venir meno ai propri doveri e alla propria credibilità. E non è un caso se a perdere credibilità siano stati al contrario quei magistrati che si ammantano della “carica”, che dispensano opinioni a monosillabi e che quando si tratta di avere un rapporto alla pari con la gente si negano infastiditi. Lo spirito del blog è perfettamente riassunto nella loro presentazione:
Benny Calasanzio Borsellino
LETTERA A SOFIA
Il diritto di sapere
Oggi, venerdì 27 giugno, il settimanale L’Espresso pubblica il testo di una conversazione telefonica tra Silvio Berlusconi e il direttore di “Rai Fiction” Agostino Saccà avvenuta il 12 settembre 2007. Nella seconda parte della conversazione, pubblicata dal settimanale in edicola e sul sito internet, il Cavaliere parla dell’attrice Antonella Troise.Ma un altro genere di considerazioni, e cioè la valenza morale della stessa mi spinge ora a mostrarne il testo anche su questo blog:
Ber: Punto secondo, quella pazza della Antonella Troise…
Sac: Sì.
Ber: Si è messa in testa che io la odio…
Sac: Sì.
Ber: Che io ho bloccato la sua carriera artistica..
Sac: Ma…
Ber: È andata a dire delle cose pazzesche in giro… Ti chiedo questa cortesia, di farle una telefonata…
Sac: La chiamo…
Ber: E di dire: guarda che e, e, e… fissare un appuntamento, non lo so, dire che c’è qualche cosa, e di dire che io ti ho tolto la tranquillità perché sono un po’ di settimane che continuo a dirti: io devo far lavorare la Troise…
Sac: Va bene, la chiamo, la convoco…
Ber: Scusa, dille, sottolinea il mio ruolo attivo…
Sac: Va bene.
Ber: Perché io continuo a dirglielo, ma lei dice pensa che io le sia di ostacolo addirittura, che è una cosa folle, io non sono mai stato di ostacolo a nessuno in vita mia in nessun campo… va bene, però è pazza e, quindi…
Sac: Sì.
Ber: Fammi questa cortesia perché sta diventando pericolosa.
Sac: Va bene…
Il punto a cui volevo arrivare è che non sta scritto da nessuna parte che i cittadini debbano venire a conoscenza dei soli fatti che hanno una rilevanza penale, e che sarebbe utile e, secondo me, anche auspicabile che anche semplicemente fatti moralmente rilevanti vengano portati a conoscenza della cittadinanza.
Questo in modo che sia possibile il controllo democratico della classe dirigente, concetto ben radicato nei lontani Stati Uniti, ove una limitazione della libertà di stampa come quella allo studio del Parlamento italiano sarebbe impensabile.
In poche parole, non è forse interesse dei cittadini venire a conoscenza anche di particolari moralmente rilevanti come quelli per esempio contenuti nell’intercettazione sopra pubblicata? Non è interesse del cittadino sapere quale possa essere la natura del Berlusconi vero fuori della artificiosità delle comunicazioni televisive preconfezionate?
Non coincide in questo caso il diritto di sapere con l’interesse della Nazione?
Non possiamo noi, popolo italiano, pretendere dai nostri dipendenti, la classe politica, che la loro vita privata sia, come quella pubblica, limpida e trasparente come il vetro?
Sempre partendo dalla supposizione che il fine della classe politica sia quello di servire il popolo, e non viceversa.
E siamo alle solite…
Propongo oggi il seguente articolo di Massimo Fini uscito su Il Gazzettino il 20/06/08.
Dunque, un emendamento inserito in un decreto che prende il nome, divenuto quanto mai beffardo, di “decreto sicurezza”, statuisce la sospensione dei processi in corso che riguardano reati commessi prima del 30 giugno 2002 e che prevedono una pena non superiore ai dieci anni di carcere. Un ulteriore emendamento intima ai magistrati di dare priorità, anche per il presente e il futuro, ai reati che hanno una pena edittale superiore ai dieci anni. La “ratio” di questi emendamenti è di “dare priorità ai reati che destano maggior allarme sociale”. Perché non destano “allarme sociale” le rapine, i sequestri di persona, le estorsioni, gli stupri, le violenze sessuali, la bancarotta fraudolenta, la concussione, la corruzione, la corruzione di magistrati che non sono che una parte di quelli che rientrano nella norma che prevede la sospensione dei rispettivi processi e per alcuni dei quali la stessa maggioranza non fa che invocare la “tolleranza zero”? E non desta “allarme sociale” che un presidente del Consiglio abbia potuto corrompere un testimone, in due distinti processi, pagandogli 600 mila dollari perché mentisse, è esattamente il reato per cui l’onorevole Berlusconi è sotto processo davanti al Tribunale di Milano, e che rientra naturalmente fra quelli che verranno sospesi (reato attribuito al premier è, guarda caso, del febbraio 2001), e per il quale è stato organizzato tutto questo incredibile baradan? Senza contare che tutto ciò dilata ulteriormente i già lunghissimi tempi della giustizia italiana di cui tutti, a parole, lamentano, e che ne sono il vero cancro. E senza nemmeno mettere in conto che queste norme inaudite violano almeno tre principi fondamentali del nostro ordinamento, costituzionalmente garantiti: l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, l’indipendenza della Magistratura, l’obbligatorietà dell’azione penale. E che indicazioni ne trarranno, per il presente e per il futuro, i rapinatori, gli stupratori, gli scippatori, i topi d’appartamento, i bancarottieri, i concussori, i corruttori?
Un intero ordinamento giuridico viene scardinato a pro di una singola persona. Norme del genere avrebbero innescato una rivoluzione non dico in un qualsiasi Paese liberaldemocratico e occidentale, ma nel Burundi, nel Burkina Faso, nel Benin. E invece da noi stanno per passare tranquillamente salvo qualche ammoina dell’opposizione il cui leader, Walter Veltroni, ha affermato che “è stata strappata la tela del dialogo”. Qui ciò che è stato strappato, anzi stracciato, è il diritto che riguarda tutta la comunità e non il rapporto con l’opposizione di cui potremmo anche fregarcene. Così come la questione non riguarda lo scontro fra Esecutivo e Magistratura. Riguarda noi tutti.
Che fare? Forse sarebbe stato meglio dar retta a un modesto suggerimento che mi permettevo di dare sul Tempo di Roma (che non è esattamente un quotidiano di sinistra) a metà degli anni ‘90, quando Berlusconi cominciò la sua devastante campagna contro la Magistratura italiana. E cioè, varare una norma del tutto speciale, sulla falsariga delle “Disposizioni transitorie e finali” che stanno in coda alla nostra Costituzione, e che recitasse, più o meno, così: “Silvio Berlusconi , i suoi discendenti, le sue consorti, i suoi consanguinei e tutti i membri, a qualsiasi titolo, della Casa di Arcore sono dispensati, per il passato, il presente e il futuro, dall’obbligo del rispetto delle leggi penali”. Ci saremmo perlomeno risparmiati lo scempio di questi giorni.”
Massimo Fini
La fine di un’inganno
Il dato negativo allora contestato dal governo Prodi del 2006 non migliora, anzi il divario cresce ulteriormente: la Spagna si attesta su quota 107 mentre l’Italia scende a quota 101.
Ma è il dato in funzione del tempo e valutato negli ultimi 10 anni che rivela una preoccupante tendenza che i governi passati hanno bene provveduto a nascondere alla gente.
È questo il dato di un paese in costante impoverimento materiale (e morale ovviamente, essendo questo sotto gli occhi di tutti) e direi, citando il bel libro di Stella/Rizzo, quasi alla “deriva”.
Ad una più attenta disamina il grafico rivela anzi un andamento abbastanza lineare del calo di pil pro capite, il tutto apparentemente non influenzato dai governi di centro-destra e centro-sinistra che si succedono nel periodo in questione. Si può forse rilevare un picco nel 2001 in corrispondenza dell’attacco terroristico alle Torri gemelle. L’importanza in scala macroeconomica dell’evento è però smentita dal dato spagnolo, visto che l’economia spagnola sembra quasi procedere indisturbata nella sua via ascensionale. Questo perché un’economia virtuosa non è bloccata tanto da fenomeni terroristici (addirittura nemmeno l’effetto degli attentati di Madrid è rilevabile dal grafico soagnolo) quanto più da problemi di genere strutturale. Che sono quelli italiani.
Corruzione, criminalità, investimenti esteri, produttività nel lavoro, competitività internazionale, lottizzazione politica, gerontocrazia della classe dirigente, burocrazia, infrastrutture, per citarne alcuni. Tutti parametri in cui siamo i campioni in negativo.
In poche parole il dato conferma la nostra analisi politica che la crisi italiana corrisponde ad un declino strutturale e politico di lungo periodo che non ha un colpevole specifico. Perché se è vero che il centro-destra, una volta al governo, si è più preoccupato di risolvere i propri problemi giudiziari e fiscali con un impatto per il popolo desumibile dal grafico, anche il centro-sinistra non si è certo impegnato, una volta al governo, a risolvere il conflitto di interessi ed a regolamentare il settore radiotelevisivo come ci si sarebbe potuti attendere da un’opposizione andata al governo.
Ed infatti è questa la caratteristica peculiare della Casta politica: due grandi blocchi divisi in televisione e nei proclami pubblici, ma uniti nei salotti e nelle stanze del Palazzo.
Il risultato per il cittadino? Lo si può ben leggere nel grafico.
È ora che cali definitivamente il sipario su questa che è stata la grande menzogna degli ultimi 15 anni.
Così iniziò, ancora me lo ricordo; con quel vecchia promessa berlusconiana del milione di posti di lavoro. Furono quella speranza e quella promessa di benessere e libertà che il berlusconismo adoperò per blandire ed addormentare il popolo italiano.
Ma un giorno gli italiani si sveglieranno. E si accorgeranno di essere più poveri di prima.
Pellicani — II periodo in cui Corona inizia a prendere dei soldi da Carboni parte dal 1980, quando lui era ancora presidente della Regione sarda. In quella occasione credo che lui abbia avuto da parte di Carboni dei finanziamenti provenienti dal gruppo Berlusconi per l’operazione Olbia 2.
Massimo Teodori — Provenienti, scusi?
Pellicani — Dal gruppo Berlusconi, Silvio Berlusconi, Edilnord.
Massimo Teodori — Dal progetto Olbia 2?
Pellicani — Da Olbia 2. In quell’occasione Carboni mi disse di aver già bonificato a varie persone della Sardegna, tra cui l’onorevole Corona, per circa 380 milioni di cui 200 dati all’onorevole Corona ed altri ad altre persone.
Massimo Teodori — Quindi è Carboni che lei ha detto di aver… lei non ha seguito queste pratiche in proprio?
Pellicani — No.
Massimo Teodori — È una notizia che lei ha da Carboni.
Pellicani — Io so perché ci furono addebitati 500 milioni che furono portati da Fedele Confalonieri tutti in contanti a Cagliari mentre Carboni, Berlusconi e Corona erano a Cagliari.
Massimo Teodori — Cioè, furono portati 500 milioni in contanti?
Pellicani — 500 milioni in contanti.
Massimo Teodori — Quante valigie occupano 500 milioni in contanti? E una dimensione che io non conosco.
Pellicani — Una valigetta ventiquattr’ore.
Massimo Teodori — Furono portati a Cagliari dove c’erano…? Può ripetere?
Pellicani — Dove c’erano Silvio Berlusconi, Flavio Carboni ed Armando Corona. Però i soldi non furono consegnati tutti; Carboni disse che aveva consegnato tutti i soldi, mentre in realtà, in quell’occasione, credo abbia distribuito 280 milioni e di questa distribuzione vi è traccia sempre nei documenti dati alla magistratura.
“..non contestiamo la libertà di fare i miliardi, buttandosi in politica, in pochi anni. Per carità! Solo ci dovrebbe essere un dovere tassativo: quando si fanno i miliardi, specie velocemente, per se e per i potenti di cui si è portaborse, si deve dichiarare la ricetta, grazie alla quale si è divenuti miliardari. Altrimenti il … gioco non torna.”
Non solo non si dichiarano le origini delle proprie fortune.
Si cerca pure di evitare un chiarimento giudiziario, su presunti fatti , che rivestono rilevanza penale.
Con leggi ad personam.
Fatte queste debite premesse, occorre dire che purtroppo, si risponde all’iniziativa del presidente operaio con bandana con atteggiamenti che, partendo da una posizione di difesa della legalità, sfociano poi nel giustizialismo.
Gran brutta bestia quest’ultimo.
Ancor più brutto quando a tirar le fila sono ex magistrati che sguazzano in politica.
Si è proprio vero. Sembra di vivere in una repubblica bananiera.
Da una parte il caudillo che si fa gli affari suoi con i soldi nostri. Manda l’esercito nelle strade e la polizia a manganellare la popolazione che chiede garanzie per la propria salute. Ogni giorno annuncia programmi ed interventi come spot pubblicitari, immancabilmente smentiti il di seguente.
Dall’altra c’è chi crede di trovare una soluzione giudiziaria a problemi politici. Soluzione di parte, è ovvio.
E fino a qui è lo scontro tra due caste. Ben consolidate.



